Forme e tutele dei Praticanti Avvocati alla luce dell’attuale disciplina normativa.
p.avv Dott Luigi RUBERTO www.luigiruberto.it
Siamo in una fase della storia politica e sociale in cui è in atto,almeno apparentemente, un cambio radicale della concezione del ruolo dei liberi professionisti. Il decreto Bersani, sulle liberalizzazioni, è per molti aspetti interessante e condivisibile, almeno per l’associazione Nazionale dei Praticanti Avvocati. Ma come diceva qualcuno,questa è un’altra storia; Allo stato, credo opportuno evidenziare, come i neo-laureati in legge presso le Università Italiane che continuano la specializzazione professionale, con il biennio della pratica forense, siano vilipesi e non adeguatamente tutelati. Si pensi che un praticante avvocato, raramente percepisce dallo studio in cui svolge la pratica forense, una benché minima forma di remunerazione, lo stesso dicasi per eventuali forme di assicurazioni, per eventuali infortuni, subiti nello svolgimento del proprio lavoro. Si pensi infatti, ad un eventuale incidente stradale, in cui un praticante avvocato perda la vita, nel correre da un tribunale all’altro, chi risarcirà la famiglia? Nessuno. Sarebbe dunque opportuno, destinare parte delle risorse disponibili presso la cassa forense, alla creazione di un assicurazione obbligatoria dei singoli studi o dei rispettivi consigli degli ordini forensi, cui il praticante è iscritto per vedere tutelato i suoi diritti, in caso di malattia o danni permanenti alla salute o in caso di morte, nell’esercizio della pratica professionale. Siamo dunque in un paese, in cui il paradosso è che coloro i quali si avviano all’esercizio di una professione che tuteli i diritti altrui, non vedano tutelati i propri. Non sarebbe allora opportuno, costruire un architrave legislativo che veda tutelati anche i diritti di chi inizia un’ abilitazione professionale? Nell’attuale dibattito politico legislativo, non c’è ombra di tali idee o proposte, e questo a discapito di un paese, che dice di investire nella risorsa dei giovani e delle nuove generazioni, -ad avviso di chi scrive- queste forme di palesi distrazioni, impoveriscono il sistema economico Italiano, privo delle giuste tutele e dei giusti contrappesi. Incentivare politiche di tutele anche nei confronti di chi entra in un nuovo mondo professionale, è la vera sfida, così pure dicasi il prevedere obbligatoriamente dei salari minimi di ingresso, ad una determinata professione. Sono questi i temi reali e veri che la politica, quella seria, dovrebbe dibattere, ed invece tutto questo è allo stato utopia, un limite della stessa classe dirigente che spesso continua ad amministrare ben attenta a tutelare le proprie esigenze e i vantaggi sociali acquisiti negli anni, un atteggiamento giustificabile da un punto di vista atropologico, ma non altrettanto giustificabile da un punto di vista Istituzionale. Spesso, sempre più spesso, le riforme radicali o presunte tali, nel nostro paese vengono concepite come mera distribuzione di potere sociale, date con questa o quella riforma, ed invece le vere riforme dovrebbero incentivare l’economia, aumentando le tutele, per costruire un paese sempre più competitivo. Lo stesso dicasi dell’esame di abilitazione alla professione, divenuto mastodontico per il numero dei partecipanti, lo Stato riconosce al candidato tramite il valore Legale della Laurea, una qualifica determinata, e poi lo stesso Stato ti sottopone ad una presunta prova abilitante, che altro non è che un limite legale all’accesso ad una determinata professione un paradosso; non sarebbe meglio rendere più ferreo l’esame finale della discussione della tesi di Laurea? ed aumentare da due a cinque anni la pratica forense, dando un’abilitazione a discutere determinate cause con un tetto prestabilito, per poi conseguire,dopo cinque anni, l’abilitazione piena?; tutto questo istituendo anche una scuola permanente di Formazione Professionale, da frequentare ogni due anni pena la decadenza dalla professione? I consigli degli ordini dovrebbero diventare laboratori di proposte, vista la carenza di propositività della classe dirigente presente in Parlamento; o ci si è convinti che le sorti del Paese saranno risollevate dalla legge sui diritti dei conviventi i cosiddetti DICO?. Mah.. ai posteri l’ardua sentenza.
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