luigi ruberto

Ruberto, Potere e Filosofia...

 

Potere e Filosofia

Editoriale

di Luigi RUBERTO

Iniziamo con il darci una risposta , cos’è il potere; esso non può che definirsi come la bestialità dell’uomo ridotta ed incuneata  in una presunta civilizzazione per mantenere e garantire l’ordine  sociale.

Il potere è stato ed è nella storia dell’umanità , la fonte di ogni cosa, dalla creazione di forme associative con finalità di presenza sociale , e dunque di manifestazione di una identità , alla costruzione di forme e correnti di pensiero nate per avallare le parti in causa.

Con lo scorrere dei millenni , e con l’evoluzione sociale, si è arrivati in maniera sempre più pressante a fare sì che si creasse in maniera indissolubile una simbiosi tra gestione del potere e gestione della cultura nella sua accezione più nobile.

Il potere è dunque lo strumento tramite il quale si affermano , principi, posizioni etiche, correnti di pensiero , il potere è l’emblema del pensiero dominante .

Ma quando e perché il potere diviene elemento di distruzione e non di costruzione dell’ordine sociale?

Quando il potere viene esercitato in maniera tirannica, nella formazione delle leggi, nell’imposizione delle tasse, si pensi alla famosa tassa sul macinato,  all’assenza di una vera creazione di forme di democrazie che con la libera espressione del pensiero,  creano le condizioni perché nuove leve sostituiscano i detentori del potere.

È facilmente intuibile che fare coesistere i detentori del potere con chi dovrà sostituirli è la massima espressione dell’arte della cultura, data dalla FILOSOFIA, non è dunque un caso che proprio lì ove la cultura  ed il potere si sono confrontati apertamente, sono nate le prime nazioni esportatrici di democrazia e di ordine  sociale, un ordine sociale basato sulla struttura delle leggi e dello stato democratico che nel corso dei secoli si è diffuso in tutto il mondo.

Il potere ed il sistema politico culturale che in esso è presente è figlio della mente umana, e di fatti così come l’uomo ha in sé il germe della proliferazione per  garantire il futuro del genere umano,  e dell’autodistruzione insita nell’essere umano , così il potere ha in sé come elemento  essenziale la naturalezza a rigenerarsi a garanzia del mutamento nella gestione della societas, quale condizione  essenziale per garantirsi la propria sopravvivenza; di fatti va asserito che: il potere si nutre di carne umana.

Ma quale è la vera connessione tra potere e filosofia?

La filosofia è figlia del potere perché essa ha cercato nella lunga storia dell’evoluzione umana di dare risposte alle condizioni dell’indigenza dell’essere umano, un’indigenza che scaturisce dalla finitezza della ragione che ha trovato  da duemila anni rifugio nella religione .

Il potere dunque crea le condizioni di stabilità sociale , ma non crea le condizioni di stabilità dell’animo , dello spirito, quell’animo indigente in continua ricerca che la filosofia in secoli di studio ha cercato di capire, colmare, formare, inseguire , nutrire, curare.

Il potere è la massima espressione della ragione che limita le condizioni della spiritualità, ecco perché una volta raggiunto , chi gestisce il potere ha avuto sempre due posizioni, o aprire le istituzioni alla cultura e dunque all’arte della filosofia , della continua comprensione e studio della realtà circostante o ha tentato in ogni modo di sottomettere il libero pensiero per paura che l’uomo uscisse dalle tenebre dell’ignoranza, un’ignoranza che nei lunghi secoli di storia ha prodotto ricchezza e stabilità per i governi tirannici e dispotici.

L’arte della filosofia per non essere sopraffatta dal potere ha dovuto nei secoli eliminare nelle proprie esposizioni lo studio della realtà vissuta, per spostare oltre la realtà   la riflessione del pensiero dominante , ha spostato il confronto e la riflessione in un non luogo temporale, un non luogo che dopo secoli di asservimento della cultura al pensiero dominante , vede l’espressione del pensiero filosofico, rivalutato e riutilizzato , ed in molti casi è riuscito a plasmare e modificare lo stesso concetto e utilizzo del potere.

Il potere dunque partorisce idee, ideologie, condizioni sociali ,  di cui spesso abusa perchè non riuscie a trovare, le condizioni adatte ad un controllo diretto ed oculato delle conseguenze prodotte dalla gestione dello stesso.

Il potere e la filosofia sono due condizioni oggettive della stessa struttura mentale , la vera saggezza sta nel riuscire a trovare la sintesi , senza che si scateni uno scontro frontale perché esse appartengono a due scibili diversi del sapere umano, di fatti quando lo scontro avviene vuol dire che, il potere e la filosofia sono impuri, vuol dire che nel potere c’è filosofia , e nella filosofia c’è potere , vuol dire che entrambe le condizioni sono venute meno alla funzione sociale netta e distinta che hanno, vuol dire che il potere è stato un cattivo padre e la filosofia una cattiva figlia; gli  scibili della condizione del vissuto umano sono e restano distinti, distanti e lontani, ma uniti da un’unica funzione , dare certezze lì dove non ce ne sono , dare ricchezza lì dove c’è povertà , dare luce lì  dove c’è buio, dare sollievo lì dove c’è sofferenza, se chi gestisce il potere e chi fa filosofia , magari un giorno si incontrassero , forse riuscirebbero a costruire il perfetto Statista, che sa dare risposte allo spirito e utilità alla materia  umana.

Con l’evoluzione della mente umana ed il progresso scientifico e tecnologico , forse un giorno anche le due anime della conoscenza e dello spirito, potere e filosofia passeranno dal confronto alla sintesi e dunque alla costruzione di un unico progetto sociale che sia satisfattivo per la maggioranza delle parti sociali.

La complessità della tessuto sociale necessita per forza di cose di studio, analisi, progettualità, filosofia , comprensione, introspezione, tutto questo può esserci solo con  la piena sinergia tra potere e filosofia, perché la gestione di uno stato non è esclusivamente gestione  della mera materialità ma anche gestione della spiritualità, non è un caso che la massima apoteosi che un politico può raggiungere volendo conquistare il potere è il mettersi in perfetta relazione sprituale, in sintonia   con la maggioranza dei suoi cittadini, - non solo di pane vive l’uomo- ma anche di spirito , passione, tentazione, peccato, errori , genialità,  bestialità,  sete di cultura, sete di filosofia, sete  di  potere.

Siamo ancora purtroppo in una fase in cui il potere , che genera la filosofia, non prende da essa le migliori istanze ideali, ma prende le distanze da essa, un errore madornale che ha prodotto una gestione del potere asettitica, raziocinante, mediocre, limitata , povera, e nel migliore dei casi sommessa e circostanziata alla realtà.

Il vero potente non è colui che  esercita il potere o rappresenta una  carica istituzionale, esso potremmo definirlo semplicemente, rappresentate e gestore della cosa pubblica, il vero potente è colui il quale nella gestione di una istituzione o di un gruppo sociale organizzato vive la realtà, studia le possibili soluzioni, e utilizzando il pensiero filosofico, tenta di fare proseliti, cercando di costruire tutto quello che manca, perché le manchevolezze le inefficienze istituzionali, non sono il frutto della realtà, e della rassegnazione, ma della mediocrità del rappresentate istituzionale, perché il filosofo-potente, avrebbe sicuramente guardato oltre la realtà ed avrebbe trovato con magnanimità e senso critico la soluzione ai problemi.

Il futuro è nella mani della filosofia e del potere costituito, è nelle mani dei sapienti , i quali non sono quelli  che  credono di sapere  o che insegnano nelle nostre facoltà accademiche, i sapienti sono coloro i quali sono aperti e disponibili al nuovo, all’innovazione, al  confronto ed alla discussione democratica, ecco perché essi sono pochi, perché il potere da secoli pone alla base del suo consenso , non il confronto, non il dialogo, ma il silenzio di chi delegato e gestire il potere è costretto da un retaggio culturale secolare ad utilizzare l’arma del silenzio per garantirsi e la gestione del potere e la stabilità sociale, ma questo è vero potere?

Il potere autentico è l’esercizio del proprio pensiero , che se limitato non è altro che gestione della quotidianità.

Solo la diffusione del pensiero individuale e collettivo si relaziona alla gestione del potere, creando le condizioni per un consenso democratico , e per  l’esercizio autentico e puro dello ius imperii, vera espressione della sovranità popolare- delegata.

 

 

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