luigi ruberto

Ruberto, Cultura Conservatrice ad una Progressista

 

 

 

Da una cultura conservatrice ad una progressista e liberale.

di Luigi Ruberto

Dopo anni di impegno amministrativo e politico,dopo anni di lotte,dopo anni di tensioni,dopo anni di scommesse per molti uomini politici,il sud arranca:perché?.

La risposta non è sicuramente singola,ma multipla e dalle mille sfaccettature,esse però sono tutte da ricomprendere in una sola grande affermazione: è necessario che il sud dell’Italia si dia una vera e forte identità interregionale,una identità strettamente ed eminentemente culturale ed Europea.

C’è infatti da chiedersi come mai il mezzogiorno d’Italia,fonte inesauribile di umanisti,giuristi,e letterati non abbia mai visto crescere  ed elevarsi il popolo che in esso vive e per i cui luoghi ha un’affezione unica; tra le tante risposte potremmo sicuramente asserire che molti pensatori e uomini di cultura,dopo essersi affermati nelle arti e nelle professioni, non  si sono prodigati per costruire una forte e vera identità meridionalista,che si doveva affrancare dai luoghi comuni; se è vero come è vero che dove maggiore è il livello di cultura liberale, nel modus vivendi e nella economia,maggiore è lo sviluppo delle stesse aree, allora vuol dire che il sud deve fare un salto culturale e passare da una cultura agricola,conservatrice,patriarcale,e poco incline all’innovazione ed al confronto, ad una cultura,d’impresa,liberale, matriarcale,intesa come valorizzazione della donna, e maggiormente aperta all’innovazione ed al confronto,come realizzare tutto questo? Difficile rispondere,ma tentiamoci.

Costruire nuovi percorsi culturali è impresa ardua e che richiede anni, ma è l’unica vera via per costruire  lo sviluppo del mezzogiorno d’Italia,e questo dovrebbe essere il compito prioritario delle classi dirigenti, dagli amministratori,ai politici di professione,agli imprenditori,agli insegnanti, ai letterati, agli uomini di cultura,alle organizzazioni sociali in genere.

È necessario introdurre nella strutturazione della società meridionale, una cultura della competizione razionalista che costruisca nuovi modelli di cittadini responsabili,e che dominino la eccessiva cultura umanista insita in ogni meridionale ed una eccessiva cultura  della rassegnazione presente in molte altre fasce della popolazione,e annullare l’influenza della criminalità organizzata, che è un elemento a se stante, in quanto ogni corpo estraneo alla società organizzata con essa si relaziona e cresce,questo vuol dire che tutti i fenomeni di criminalità organizzata che hanno limitato e limitano lo sviluppo del mezzogiorno,possono essere addirittura strumenti sperimentali,sociologicamente parlando,per innovare il mezzogiorno d’Italia,Saviano docet, è necessario servirsi dei problemi per innovare e cambiare la società, e non plasmare le soluzioni ai problemi sociali esistenti modellandole sui problemi che andrebbero affrontati,questo è l’errore che sino ad oggi è stato commesso.

È utile dunque, che lo Stato dia un contributo di idee,economico, e progettuale per lo sviluppo del sud,non  è utile che si finanziano gli enti locali per i dissesti idrogeologici,perché i dissesti non esistono, li dove si son creati è per causa umana, essi si combattono con gli alberi e non con il cemento, è utile che si investa in saperi e non in sapori fatte di sagre paesane, che son anch’esse carine ma niente di più; è utile che si investa in infrastrutture,strade,inceneritori che potano occupazione,che si colmino i divari digitali,che si premino i cittadini onesti e laboriosi,che si affrontino i problemi, e non si commissarino per rinviare le decisioni;è utile anche che i cittadini si riapproprino dell’unico strumento democratico che essi hanno,il voto,per delegare a rappresentarli coloro i quali siano degni della loro fiducia,è utile che si costruisca una cultura dell’ottimismo e del libero mercato, con regole palesi e chiare per tutti,questo potrebbe essere l’inizio per costruire una nuova cultura ed un nuovo meridionalismo meritocratico ed europeo.

 

 

 

 

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