Dopo decenni di politiche energetiche che puntano verso l’energia pulita, si
continua con una politica assistita e poco trasparente.
L’Unione Europea ha da poco stanziato altri fondi per produrre energia
pulita prodotta dal vento o dal sole,nelle regioni della Puglia,della
Campania,della Calabria.
Ma nonostante tutto questo,non esiste una normativa quadro per le energie
rinnovabili a livello Nazionale,è palese imbattersi in linee guida regionali
tra di loro difformi e contrastanti,come è, a livello della legislazione
Regionale.
Eppure, con la mole di utili che le multinazionali stanno facendo,non c’è un
politico o un partito politico che tratti e dibatta questi argomenti, si
limitano tutti a dire che sono favorevoli alle rinnovabili,o altro;
nessuno si pone il problema del quantum,vale a dire quanti finanziamenti
pubblici vengono stanziati per la realizzazione di progetti che poi
risultano privati,quanti utili vanno alle società operanti nel
settore,quanti ai miseri agricoltori sui cui suoli insistono tali
impianti,quanti ai comuni che stipulano convenzioni strabiche, ove viene
garantita una forte indennità ai comuni che non ostacolino gli investimenti
per la produzione di energia, e una diversa indennità non garantita ai
privati,come mai? Mah. Eppure basterebbe poco per cambiare le carte in
tavola.
Basterebbe, aumentare gli indennizzi per i privati sui cui suoli insistono
gli impianti,garantire che una forte percentuale di utili prodotti in
determinati luoghi ricada sotto forme di investimento per lo sviluppo e le
infrastrutture,insomma basterebbe una forte volontà politica, che
allo stato sembra asservita ai poteri economici,ma se è vero come è vero che
l’energia dovrebbe essere di interesse Nazionale,per garantire migliori
condizioni di vita sia allo Stato in senso lato ed ai suoi concittadini
viene da chiedersi, come mai tra tutti coloro che ci guadagnano
mancano proprio i cittadini e lo Stato nella sua accezione più ampia?.
La verità, è che con il caro petrolio, si è aperta la guerra del terzo
millennio quello delle ricchezze naturali e delle energie.
Al sud se fosse attuata una corretta politica energetica, strettamente
federalista potrebbe con il proprio sole e con il vento del crinale dell’appennino
Italiano risalire la china,vivere di vita propria,ridistribuendo risorse ed
economie nelle aree in cui ricadono tali insediamenti,eppure per ora così
non è.
Il Presidente della Regione Puglia Vendola,sembra quantomai lontano dal
porre in essere politiche regionali tese e contrattare con le società delle
energie rinnovabili, per far restare quanta più ricchezza possibile nella
nostra regione.
Porre in essere politiche di defiscalizzazione comunale dove ricadono gli
impianti per le rinnovabili, dovrebbe essere una priorità,vale a dire in
comuni scarsamente popolati nel 99% dei casi,abolire il bollo auto
nelle regioni ad alta incidenza di energia pulita,sarebbe una scelta
innovativa coerente con la riduzione ed il contributo che il territorio da,
in termini di economie ecologiche,in linea con il trattato di Kiyoto,e
coerente con aumentare le indennità agli agricoltori del posto per la
stipula di contratti congrui è altrettanto realistico e perseguibile, se
solo ci fossero volontà politiche ed Istituzionali che per legge
obbligassero le società ad investire il 40% degli utili nei luoghi in
cui ricadono tali impianti, lo stesso dovrebbe esser fatto per l’indicazione
di parametri biennali o triennali per le contrattazioni fra agricoltori e
società,il canone di locazione va legato al costo dell’energia,in quanto
gli agricoltori,non locano più un suolo agricolo ma un vero suolo
industriale detto” opificio” con tanto di cambiamento di destinazione d’uso
del suolo medesimo,con un aumento del valore del suolo,e dunque del
contratto. Sarebbe dunque opportuno che anche le associazioni degli
agricoltori si svegliassero dal torpore che le attanaglia,e ponessero in
essere vere politiche agricole per la costruzione di vere masserie
agroenergetiche. È possibile costruire nuove politiche energetiche,basta
volerlo.