Fare Impresa nel Mezzogiorno d’Italia,
fra sogno e realtà.
di Luigi Ruberto
In un contesto Nazionale ed Europeo difficile e che segna il passo, nella
crescita economica,il sud è ancora più a sud di quanto già non sia,le
oligarchie politiche si stanno connotando nell’ultimo periodo storico, come
strutturazioni di potere atte a raccogliere il consenso, senza fare nulla o
poco meno,per attuare i programmi elettorali con i quali si presentano ai
cittadini per avere il consenso.
Ed in questa situazione,al limite della normalità, che vanno calati gli
sforzi di chi cerca di aprire un’attività d’impresa,l’Italia arranca ed il
sud è fanalino di coda in una competizione Nazionale,Europea,e mondiale che
lo vede protagonista,che fare?
Sarebbe necessario,attuare programmi di investimenti per il mezzogiorno,
mirati e costruiti su misura, per il territorio cui sono destinati,se è vero
com’è vero, che molti finanziamenti Europei,negli anni scorsi non sono
stati sfruttati è altresì vero che molti progetti Europei così come erano
stati costruiti, non permettevano ed in molti casi non permettono,l’accesso
a comuni,ed enti territoriali meridionali,perché mal si conciliano con le
istanze e le vocazioni che in quel territorio vi sono,questo vuol dire che
manca una reale sinergia fra quello che dovrebbe esser fatto e quello che
qualcuno vorrebbe che si facesse,manca un vero collante fra il mondo della
impresa ed il sistema legislativo Nazionale prima ed Europeo dopo.
L’impresa nel mezzogiorno d’Italia, è e va resa strutturale al
territorio,chi opera, opera tra mille difficoltà,mentre chi tenta di
adeguarsi al sistema,non potrà che essere vittima del sistema,restringendo
lo spazio di autonomia della propria attività economica,che per sua
natura,dovrebbe essere un’attività libera e scevra da condizionamenti
esterni che non siano strettamente correlati alla propria attività
economica,questo vuol dire limitare l’economia,limitare l’impresa e
assoggettare un territorio.
In tutto questo quadro,in tanti anni, poco è stato fatto a livello
legislativo,magari inasprendo le pene per chi commette reati, nei confronti
di chi esercita un’attività economica e dunque di utilità sociale,tale che,
dovrebbe essere tutelata in varie forme per dare sempre più forza e
autonomia dello Stato apparato; sarebbe dunque opportuno e necessario
aumentare le pene per chi commette reati nei confronti di chi esercita un
attività economica, ridurre le imposte sulle imprese nel mezzogiorno
d’Italia nei loro primi vent’anni di attività, costruire delle reti
legislative calzanti il territorio nelle quali le stesse devono essere
utilizzate, perché la nostra è una Nazione divisa in due grandi
macroregioni, Nord e Sud ed all’interno delle stesse vi sono altre numerose
differenze sia come poli di eccellenza e sia di gap economici ed
infrastrutturali.
Lasciare soli coloro che tentano di dare voce e testimonianza ad un sud
sfregiato è un’ennesima beffa,costruire dei percorsi legislativi utili è un
dovere,attuare politiche mirate è una necessità,tutto questo potrebbe
diventare realtà se solo chi governa,i grandi comuni metropolitani,le
province,le regioni,riuscisse a costruire un forte patto etico e sociale con
la comunità e l’elettorato tutto,per fare questo però dovrebbero mutare
gli atteggiamenti faziosi delle singole parti, mutare le sensibilità reali e
presunte degli eletti, mutare le posizioni a volte distratte di chi dovrebbe
esser preposto al controllo,è insomma una alchimia di elementi che
dovrebbero rientrare in un più ampio e condiviso processo culturale
bipolare, che dovrebbe coinvolgere tutti coloro che ricoprono attività di
pubblica amministrazione senza distinzione di colori politici nella
manifestazione delle volontà da attuare nel perseguire un reale processo di
sviluppo, le differenze potrebbero esserci ed è giusto che ci siano nei
progetti,che possono essere si diversi, ma univoci nel rimuovere gli
ostacoli per lo sviluppo del mezzogiorno d’Italia,lasciare e pensare che chi
esercita una libera impresa possa da solo rimuovere i gap incrostati da
decenni è mera utopia.
L’auspicio, è che nei prossimi decenni, si inizino a porre in essere delle
politiche regionali federate mirate alla costruzione di un mezzogiorno
nuovo,un mezzogiorno, che possa diventare il vero nord del sud del mondo,
che sempre più affannosamente si affaccia alle nostre porte,con il volto
tumefatto degli ultimi e dei più deboli,deve esser costruita una nuova
politica e cultura meridionalista, che divenga leva e strumento,muscolo
allenato per far rialzare un mezzogiorno,che avrà un suo futuro,un futuro
che scippato dalla storia, gli deve essere riconsegnato.