Il silenzio dei rappresentanti Istituzionali.

di Luigi Ruberto

 

Certo che letto in questo modo rappresentati Istituzionali,fa impressione,eppure sono silenziosi, costoro, quasi assenti sui problemi della gente e del territorio amministrato, loro che dovrebbero agire e perseguire il bene comune spesso perseguono il bene e l’interesse personale e dei loro amici, che potrebbe esser anche  in alcuni rari casi sopportabile, se non divenisse la regola anche nella seconda Repubblica.

 

La questione morale, tanto discussa e decantata in questo fine d’anno è nient’altro che lo specchio di una pubblica amministrazione allo sbando, limitata nelle visioni prospettiche e nel cogliere il valore vero che ogni ente locale, dovrebbe avere. Mah, strano paese il nostro, un paese che spesso vive proprio a livello Nazionale, di una politica quasi provinciale, nell’accezione comune che viene dato a questo termine, anche se poi la vera Italia è proprio fatta dalle province e da quel profumo di umanità e di peculiarità che in altri contesti è difficile trovare.

Una Nazione, la nostra che non investe sui giovani, che non scommette sul proprio futuro che limita le potenzialità dei sui migliori cittadini, è un grave handicap nelle politiche Nazionali, Regionali, e territoriali.

 

Basti seguire con attenzione le note politiche quotidiane, pochi se non nessun idea nuova dai ben rasati rappresentanti Istituzionali, ripetono sempre la stessa contumelia, senza ne senso né valore, ridiamo valore alle parole.

 

Tutto quello che passa è una sana e reale posizione di mantenere lo status simbol, continuare a resistere ad oltranza, il nostro è il paese dai poeti canuti,dai politici canuti,dagli economisti canuti,degli arrivisti  canuti, insomma c’è molta assonanza fra le varie aree dello scibile delle azioni umane.

Poi ogni anno si fanno i rendiconti,si tirano le somme,si dice quello che si è fatto e anche quello che non si è fatto,si continuano a vendere sogni vanamente,inutilmente,nel silenzio dei presunti alfieri della libertà.

A volte mi chiedo se siamo realmente in una Democrazia o un una società oramai globalizzata che rende finte le cose reali e reali quelle finte. Eppure qualcosa deve per forza cambiare senza se e senza ma.

Eppur qualcosa si muove,nel silenzio della notte e alla luce della luna.

Si costruiscono ponti di speranza con pilastri di illusioni, molte volte, ma non sempre, per fortuna c’è anche un’altra Italia.

Si creano condizioni tali per cui tutto sembra normale,  è sempre stato così.

Questo è un limite voluto, cercato, difeso.

 

In questo 2008 ho visto solo un uomo che ha tentato di rompere i luoghi comuni, che ha affermato: che emigrare dal sud al nord nel 2009 non è  poi così normale come sembra, che far finta di niente dinanzi  alla criminalità organizzata non è poi così normale come sembra, che le collusioni non sono cose normali, che molti le agevolano, anzi le difendono, costui, uomo solo,ma idealmente vicino a tanti e da tanti apprezzato, si chiama Roberto Saviano, a lui e a tutti i Saviano in giro per lo stivale, vanno i miei auguri ideali di un sereno 2009 e di una speranza di un mondo e un mezzogiorno sempre meno depressi e sempre più fieri di essere meridionali, un mezzogiorno annesso non potrà mai realmente trovare la vera via dello sviluppo, della legalità, e del rinnovamento, c’è bisogno di un salto culturale e generazionale reale e non fittizio.

Le Istituzioni agiscano nell’interesse del paese.

 

6 gennaio 2009                                                  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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